Lana, vino, angeli ed eserciti

Non più di trenta anni or sono, ho vissuto in paese l’esperienza di assistere alle scene del contadino che faceva il vino che poi lo stesso contadino custodiva nelle botti nelle proprie cantine e che faceva assaggiare agli amici spillando direttamente il vino e riempiendo il bicchiere che era lì, affianco alla botte per donare quel bicchiere a chiunque il padrone avesse portato in cantina. Del pastore o della famiglia contadina che avevano la stalla con le pecore e con le capre che dopo il pascolo venivano riportate nelle stalle quasi sempre chiuse da porte improvvisate per la mungitura, il più delle volte povera e scarsa. Oggi nello stesso paese questi lavori, queste tradizioni, queste figure, questi riti, questi volti, non ci sono più.

Il vino non si fa più per vari motivi (forse non si era neanche capaci a farlo), non si beve più come una volta, si è più salutari o, se si beve, si beve vino imbottigliato. Gestire delle pecore non è più conveniente o è talmente complicato rispettare norme e leggi che coloro che erano abituati a farlo hanno rinunciato; ed il latte per poco che fosse, non si munge più, perdendo così l’odore ed il sapore.

Ho vissuto anche la lana appesa ad una ringhiera di un lanificio ad asciugare dopo il lavaggio prima che fosse lavorata per tessere coperte e tessuti. Ho vissuto le persone che a mano facevano le frange alle coperte e la vista ed i suoni legati a chi con un furgoncino girava il paese per portarle, le coperte, e ritirarle a frangia fatta. Lana che si dice, veniva usata per vestire gli eserciti. Ed anche tutte queste cose sono ora solo un ricordo perché si compra già il filato, per quel poco che serve alla produzione divenuta ormai di nicchia o un hobby, destinata a sparire anch’essa e con essa gli angeli che oggi sono sulle coperte e che domani non voleranno più.

E gli odori del vino, della lana, del latte, sgradevole delle pecore sono spariti, non li sento più. I colori del vino, della lana, il bianco del latte appena munto, sono spariti, non li vedo più.

E di ciò non so se rattristarmi o pensare che si tratti della normale evoluzione delle cose, dei tempi che passano. Certo che spariscono odori, colori, sensazioni, oggetti da toccare bevande da bere.

E chi oggi vive in quello stesso paese probabilmente, e spero proprio sia così, sente odori che io non sono abituato a riconoscere, vede colori che io non so cogliere. Spero sia così e che loro vivano appieno la vita appagano tutti i sensi senza nostalgie e rimpianti. Perché se così non fosse, staremmo perdendo troppo, troppe sensazioni, troppi colori ed odori.

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