Sorridere e ridere

Quanto è importante ridere e sorridere! Ed avere accanto chi, tendenzialmente , per sua natura e per convinzione, con onestà sorride alla vita. Che ragione potrebbe esserci per vivere tristemente se batte il cuore e si fa parte dell’esistenza? Passerà in fretta questa vita, molto più in fretta di quanto molti pensino. E di ogni sorriso perso, ci si rammaricherà.

Non ci sono motivi validi per essere costantemente tristi ed abbattuti; la tristezza non rappresenta un’opzione. Chi prova tristezza deve ritrovare e se non ce la fa da solo, essere aiutato, a ritrovare le motivazioni della gioia. Non si può essere tristi a meno di brevi periodi e seri motivi per esserlo. La vita stessa è un motivo di gioia e nulla può offuscare tale condizione.

Ce lo insegnano i bambini a ridere. Non solo perché sono spensierati. Loro ridono e giocano per il solo fatto di esistere ed essere amati. Affrontano i loro problemi (che pure hanno) con spirito di leggerezza ed animo puro. E non è vero che noi, da adulti, non si possa essere altrettanto leggeri nell’affrontare la vita; non per superficialità ma per convinzione, perché l’esistenza è un dono troppo grande per lasciare spazio alle sollecitazioni che ci porterebbero alla tristezza. L’età adulta deve permettere di affrontare tematiche più importanti rispetto a quando si è bambini, ma senza perdere il sorriso alla vita. Ridere per la consapevolezza che per qualche miracolo, per un brevissimo periodo della storia del mondo e dell’universo, noi siamo parte dell’esistenza, e questo è inconfutabile con o senza fede in un Dio.

Ed è proprio ora, in questo istante; non domani né ieri. Intendiamoci, bisogna essere forti per ridere, molto più forti e convinti di chi si lascia abbandonare alla tristezza. E non si può permettere a nessuno di farsi tirare verso il basso; si deve invece tirare verso l’alto, verso la gioia chi non ce la fa da solo, chi è triste. Si ha il diritto di abbandonare tutto e tutti coloro che porterebbero senza reali motivi verso tristezza e rinuncia. Condividendo con loro le proprie gioie. Se poi non si ha la forza per farcela, non si deve comunque permettere a nessuno di essere trascinati nella tristezza.

L’inclusione è per rendere i deboli felici, qualsiasi sia la loro debolezza. La solidarietà è per dare forza e portare gioia, non solo per condividere il dolore.

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