Staffetta dell’esistenza

Siamo come gli atleti che partecipano ad una staffetta: la staffetta dell’esistenza. Partecipiamo come singoli concorrenti nel far sì che l’esistenza dell’uomo possa giungere ad un traguardo lontanissimo nel migliore dei modi. I nostri padri ci hanno passato il testimone e noi lo passiamo ai nostri figli. E la nostra corsa dura per la durata della nostra vita, un istante brevissimo di questa staffetta dell’esistenza.

Non ci sono scusanti; ciascuno deve vivere e fare tutto quanto possibile affinché il proprio contributo allo sviluppo dell’umanità sia massimo. Non importa se saremo ricordati o se nessuno si ricorderà di noi. Il nostro valore è legato a quanto riusciamo a contribuire secondo le nostre capacità al miglioramento della vita. Ed il parametro è strettamente ed unicamente legato alle nostre possibilità. Non è detto che chi ha più capacità possa donare più di chi, nei propri limiti, dona tutto se stesso a questa corsa. Un piccolo passo da parte di chi di più non poteva dare è di maggior valore di cento passi di chi ne poteva fare mille. E’ chi non partecipa che non è nel giusto. E’ chi non basa la propria esistenza a far sì che si progredisca globalmente a creare una società giusta ed equilibrata. L’Agenda 2030 va in questa direzione ma non perché ci siamo tutti improvvisamente rendenti ma perché si è capito che è l’unica strada possibile.

Dobbiamo insegnare ai nostri figlio a correre verso una società prima di tutto senza fame, senza guerra, senza sofferenza. Si dovrebbe creare un telegiornale basato sulle notizie del mondo non locali. Ed allora avrebbero priorità le morti dei bambini affamati, dei bambini morti in guerra, delle persone torturate, oppresse, dei vaccini che mancano nei paesi poveri. E tali notizie dovrebbero muovere le coscienze a che non accadano più morti di innocenti, sofferenze dei nostri fratelli, ingiustizie e discriminazioni. Concentriamoci nella nostra corsa sulle cose importanti e non permettiamo a chi non ce le fa vedere e ci detta modelli strettamente consumistici di rendere le nostre esistenze meri passaggi di forme inermi e cieche che non vedono quello che succede, che non agiscono a che l’esistenza continui a correre per migliorare.

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