Ultime generazioni

Alzando un po’ il punto di osservazione e guardando dall’alto sulla storia dell’umanità ed osservando, per quanto poco sono capace, dall’alto, scopro all’improvviso che le ultime nostre generazioni a partire dalla rivoluzione industriale sono quelle che più danni hanno fatto alla nostra terra. Proprio le generazioni del progresso hanno sfruttato risorse e riserve naturali, inquinato mari e fiumi, riempito di plastica il pianeta, deforestato in varie parti del mondo, aumentato in maniera sostanziale la disparità tra ricchezze e povertà.

E tutto in un silenzio assordante che solo pochi hanno provato a sconfiggere con urla e proteste. Ne abbiamo parlato, è vero, ne abbiamo scritto, e qualcuno ha anche fondato partiti a favore dell’ambiente ma poco si è fatto. Basta considerare il fatto che ancora oggi ettari di foreste vengono tagliati, che la plastica solo da pochissimo si è iniziato a ridurla e non dappertutto. Pensate alle capsule del caffè. Da vietare fin dalla loro nascita.

Come ho fatto io per anni, in molti abbiamo osservato da lontano le ciminiere delle fabbriche che utilizzvano carbone sbuffare i fumi verso l’alto, abbiamo bevuto e beviamo acqua da bottigliette di plastica, usato le buste inquinanti per fare la spesa, guidato macchine da 8 chilometri al litro, lasciato luci accese, e tante altre cose. Sono riuscite, le ultime generazioni, a bucare l’ozono e aumentare i gas serra, a fare aumentare la temperatura del pianeta e a sciogliere i ghiacciai. Ma come è possibile che non si sia potuto evitare tutto ciò? Ora, con le mani piene di marmellata, ci accorgiamo che abbiamo sporcato i vestiti e scriviamo l’agenda 2030. E molti obiettivi di quell’agenda non saranno colti.

Le nostre ultime generazioni hanno impattato sull’equilibrio dell’ecosistema molto di più di quanto in migliaia di anno chi ci ha preceduto, sebbene non per scelta né per lungimiranza, ha fatto.

E continuiamo ancora a voler insegnare ai giovani la strada da percorrere. Dovremmo solo evidenziare loro i danni che abbiamo provocata, metterci in un angolo e far solo sì che non ripetano i nostri errori.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno.

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