Evento 2020 “Salone Polizzy”

Salone Polizzy è un evento pensato e creato nel 2016. In uno dei pomeriggi tra il 26 dicembre e il 31 dicembre gli amici di tutte le età, sono invitati a riunirsi in località Taranta Peligna presso il salone di casa Polizzy per ritrovarsi e stare insieme, un pomeriggio, un pomeriggio dell’anno. La volontà è quella simbolica di riuscire a strappare alla routine un pomeriggio e trascorrerlo al proprio ritmo, secondo i propri desideri, con le persone a cui si tiene, per incontrarsi, raccontarsi, ritrovarsi. E così una parte dell’evento è dedicato al bere qualcosa insieme, mangiare dolci e pani, raccontasi intorno al focolare del Salone Polizzy le esperienze di vita dell’ultimo anno che sta andando via. Poi ci si intrattiene con della musica dal vivo, qualche poesia, qualche battuta intorno a quel camino del Salone Polizzy che per una sera si ricolora di rosso. Ad oggi tre edizioni si sono svolte, 2016, 2017 e 2018, nel 2019 non si è svolta, nel 2020 probabilmente non si svolgerà nei giorni tra il 26 e il 31 dicembre ma l’intenzione è comunque di non saltarla e programmarla nel corso del 2021.

Sorridere e ridere

Quanto è importante ridere e sorridere! Ed avere accanto chi, tendenzialmente , per sua natura e per convinzione, con onestà sorride alla vita. Che ragione potrebbe esserci per vivere tristemente se batte il cuore e si fa parte dell’esistenza? Passerà in fretta questa vita, molto più in fretta di quanto molti pensino. E di ogni sorriso perso, ci si rammaricherà.

Non ci sono motivi validi per essere costantemente tristi ed abbattuti; la tristezza non rappresenta un’opzione. Chi prova tristezza deve ritrovare e se non ce la fa da solo, essere aiutato, a ritrovare le motivazioni della gioia. Non si può essere tristi a meno di brevi periodi e seri motivi per esserlo. La vita stessa è un motivo di gioia e nulla può offuscare tale condizione.

Ce lo insegnano i bambini a ridere. Non solo perché sono spensierati. Loro ridono e giocano per il solo fatto di esistere ed essere amati. Affrontano i loro problemi (che pure hanno) con spirito di leggerezza ed animo puro. E non è vero che noi, da adulti, non si possa essere altrettanto leggeri nell’affrontare la vita; non per superficialità ma per convinzione, perché l’esistenza è un dono troppo grande per lasciare spazio alle sollecitazioni che ci porterebbero alla tristezza. L’età adulta deve permettere di affrontare tematiche più importanti rispetto a quando si è bambini, ma senza perdere il sorriso alla vita. Ridere per la consapevolezza che per qualche miracolo, per un brevissimo periodo della storia del mondo e dell’universo, noi siamo parte dell’esistenza, e questo è inconfutabile con o senza fede in un Dio.

Ed è proprio ora, in questo istante; non domani né ieri. Intendiamoci, bisogna essere forti per ridere, molto più forti e convinti di chi si lascia abbandonare alla tristezza. E non si può permettere a nessuno di farsi tirare verso il basso; si deve invece tirare verso l’alto, verso la gioia chi non ce la fa da solo, chi è triste. Si ha il diritto di abbandonare tutto e tutti coloro che porterebbero senza reali motivi verso tristezza e rinuncia. Condividendo con loro le proprie gioie. Se poi non si ha la forza per farcela, non si deve comunque permettere a nessuno di essere trascinati nella tristezza.

L’inclusione è per rendere i deboli felici, qualsiasi sia la loro debolezza. La solidarietà è per dare forza e portare gioia, non solo per condividere il dolore.

Incomunicabilita’

Non tutti sono capaci di intrattenere relazioni. A me non risulta facile. Non è immediato trovare qualcuno col quale intrattenersi con piacere, con piacere confrontarsi. Siamo una infinita’ in questo mondo eppure spesso ci sentiamo soli.

Incomunicabilità tra le persone, con le persone, con la compagna, il compagno, con i figli, con i genitori, tra i genitori, con il vicino di casa, con il signore o la signora che passa per strada. Forse anche con noi stessi.

Ci preoccupiamo spesso del contrario, del diritto alla riservatezza, alla privacy, al silenzio, a non essere disturbati e non ci preoccupiamo mai dell’incomunicabilità tra le persone. Fa più rumore il silenzio intorno me di mille voci che mi chiamano e mi cercano.

Serve un maggior rispetto dell’altro, della diversità, una totale consapevolezza che è importante ascoltare e rispettare chi si ha di fronte. L’umiltà è il più grande dono che una persona può aver ricevuto: essere umili e capaci di ascoltare per imparare nella sicurezza che quando parleremo a nostra volta saremo ascoltati.

Ascoltare con attenzione e convinzione di voler cogliere ogni sfumatura di quanto si potrà udire. Ascoltare il dolore altrui, le idee, le gioie. Chiudere le porte a chi non sa o non vuole ascoltare è necessario ma genera dolore perché si perdono delle occasioni.

Riconoscere l’altro nella sua storia, nelle sue forze e nelle sue debolezze. Inclusione vera e non di facciata. Inclusione sostanziale e dimostrabile. Diritto alla gioia e alla vita ancor più che alla privacy ed al silenzio. Oggi la nostra umanità è malata di incomunicabilità ancor più di altro.

Cambiare nell’approccio e avere la capacità di intrattenere rapporti interessandosi dell’altro e rispettandolo, certi che saremo anche noi rispettati ed ascoltati.

Diritto alla comunicazione ancor prima che diritto al silenzio. Questo distinguerebbe una società moderna. Garantire il diritto alla comunicazione condannando chi non è capace di ascoltare.

La notte

La notte potrebbe sembrare non esserci la luce del sole. Ma non è così. Anche la notte è rischiarata dalla luce del sole riflessa dalla luna. È un po’ come quando non sentì tutto il mio amore. Potresti pensare si sia affievolito o addirittura assopito. Ma non è così. Il mio amore è come il sole.

Il mio amore è sempre intenso e forte. Come il sole. È solo che ti sei girata dall’altra parte; un po’ come fa la terra quando non vede direttamente la luce del sole.

Vedi, non è colpa mia ma sei tu che ti sei girata. Devi solo attendere di tornare, come fa la terra ogni giorno. Ed allora risentirai tutto il mio calore.

Se tu fossi un gatto riusciresti a vedere anche di notte. Come fa il mio, che si affaccia alla finestra e guarda fuori. Lui invece il giorno dorme.

La notte è come il giorno; il freddo passerà non appena ti sarai rigirata. Ma non devi aver fretta, anche la notte è unica: godi delle sue stelle che come fiammelle scaldano.

Come un gatto sii curiosa anche la notte senza temere il buio. Anche di notte si impara a vivere. Non ti mancherà mai la mia luce se tu continuerai a girarti. Come la terra, ogni giorno, amore.

Routine

E’ come un buco nero. Non te ne accorgi ma ti inghiotte. Ruba ogni tuo istante, ogni ora, giorni ed anni. E non riesci ad uscirne perché neanche ti accorgi che ti sta avvinghiando. E nel frattempo ti spinge verso il basso, così che tu non veda più luce e ti assopisca in un sonno profondo. E’ nemica di ogni emozione e sensazione nuova; ama invece la noia e l’abbandono al tempo che passa, il lento passare inutile del tempo e il cielo grigio. Oscura la luce del sole e ne raffredda il calore.

Afferra i giovani e con loro lotta. Poi, quando ha avuto la meglio, lascia sopravvivere gli uomini in quel torpore che li avvolge. E se qualcuno si avvicina per risvegliare l’ignaro dormiente, interviene per scacciarlo, raccontando alla vittima ignara che sarebbe pericoloso farsi risvegliare perché tale risveglio lo porterebbe a vivere pericolosamente nuove avventura su nuovi percorsi ignoti e pieni di incertezza. Routine: circolo vizioso e viziato, rumore percussivo periodico e senza tregua, respiro affannoso ma costante e senza tregua.

E se poi provi un momento ad uscirne, grandi correnti e venti forti ti spazzano il viso e te lo gelano, ti spezzano le gambe e ti tagliano la testa. Oppure se hai coraggio ti accorgerai che quelle correnti forti finiscono col scaldarti il cuore e possono farlo tornare a pulsare. Se solo riuscissi a vederla e combatterla con forza avresti la possibilità di sconfiggerla e renderla impotente la routine. Avrebbe un uomo in meno tra le sue vittime.

Routine, dolce morte dei sentimenti e delle sensazioni, delle emozioni e della vita vera. Alzati e combattila in ogni giorno, in ogni istante della tua vita con coraggio e forza.

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Rigenerare

Ogni cosa che non si alimenta, decade. Non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza senza alimentazione. L’amicizia che non viene alimentata è destinata ad appassire come i fiori quando non sono annaffiati.

L’amore non ha alcun destino favorevole se non viene reinventato e rigenerato di continuo. Ogni tipo di relazione necessita di essere rigenerata ed alimentata.

Mani aperte come il cuore generano i rapporti. I pugni chiusi portano solitudini. E di solitudine si soffre. Gli abbracci sinceri generano calore, le strette di mano forti portano fiducia. E non si deve mai rinunciare a ritrovarsi, a incontrarsi di nuovo magari su strade diverse per poi percorrerle insieme.

Non portare rancore a nessuno: il rancore genera distanza. Tendere la mano ed ascoltare. Rigenerare se stessi ed i rapporti. Avere speranza e fiducia nelle relazioni.

Abbracciare le differenze e le culture. Includere chi è debole. Essere solidali e giusti. E quando si hanno dubbi, rigenerare la fiducia e ripartire.

Equilibrio

È una vita intera che mi dicono che l’equilibrio è importante. Da quando provai per la prima volta ad andare in bicicletta. Ma quell’equilibrio era banalmente raggiungibile con un po’ di esercizio ed il più delle volte, perdere l’equilibrio, significava solo qualche sbucciatura sulle ginocchia. Ho capito solo più tardi che lo stare in equilibrio sulla bici sarebbe stato l’esercizio più facile della mia vita con riferimento, appunto, all’equilibrio.

Non ci volle molto a capire alla prima delusione d’amore che bastava poco per perdere l’equilibrio. Altro che il vento da contrastare per mantenere l’equilibrio in bicicletta. E la delusione del primo amore rappresentò un momento estremamente critico. Lo ritrovai l’equilibrio ma impiegai qualche mese per riuscirci, dopo che lei si era sposata con un altro.

A quindici anni fui costretto controvoglia a trasferirmi e cambiare città, amici, ambiente, lingua, dialetto, clima, strade, abitudini. E fu un’altra prova importante. Ritrovare il mio equilibrio non fu quella volta questione di istanti o di giorni o mesi ma ci vollero almeno due anni.

Trovai così il mio equilibrio quando mi trasferii per lavoro in Brasile. Un po’ l’esercizio di ricostruire un nuovo equilibrio l’avevo imparato. Ma non fu facile.

Poi fui licenziato e mi sentii davvero perso. Sparita ogni certezza, ogni prospettiva, ogni proiezione. E di nuovo vacillai, tanto da temere di non riuscire a restare in equilibrio.

Fu in quel momento che capii che l’equilibrio lo dovevo costruire dentro di me e rendermi quanto più possibile sostanzialmente imperturbabile da ogni evento esterno.

Nessuna cunetta, nessuna buca, nessuna ventata, nessun trasferimento, nessun abbandono da allora mi fece vacillare; non ebbi più paura di perdere l’equilibrio per accidenti esterni perché il mio equilibrio da quel momento si ancoro’ a ciò che erano i miei pensieri, le mie passioni, il mio credo.

E fu da allora che non caddi più dalla bicicletta.

Da lontano

Da lontano è la nostalgia il sentimento più forte. Da lontano è il ricordo la traiettoria. Da lontano sono le assenze che riempiono i vuoti.

Da lontano mancano gli odori ed i rumori di casa. Da lontano manca il suono delle campane. Da lontano manca il guardarsi negli occhi.

Ma perché si è costretti alle lontananze? È questo il risultato delle ricchezze e dei tempi moderni? La lontananza dai luoghi e dagli affetti?

“Siete fortunati oggi, potete viaggiare, girare il mondo”. Ma quale il prezzo da pagare? L’essere soli e lontano da tutto e da tutti? Non è più grande l’universo delle relazioni, dello stare con chi si ama, del confrontarsi, del vivere affianco agli amici, di conoscere le strade che si calpestano fin da bambini?

Da lontano si vive in sospensione, in apnea, in pausa. E cosa sarai diventato alla fine del tuo viaggio? Un direttore generale o un amministratore delegato se ti è andata bene o comunque anche un semplice impiegato?

Ma ti sei chiesto piuttosto chi sei e chi saresti stato restando nella noia della tua terra? Risolvi subito questo dubbio per evitare di vivere tutta una vita da lontano, da lontano soprattutto a te stesso.

Ci sono

Ci sono tante faville di fuoco sotto la cenere spenta da poter cercare.

Ci sono troppe finestre chiuse da tempo, da dovere riaprire.

Ci sono ricordi nascosti nelle stanze buie da illuminare.

Ci sono uccelli con le ali tarpate che potrebbero certamente volare.

Ci sono storie d’amore eterne che dovrebbero finire e storie mai nate che erano degne di essere vissute.

Ci sono parole non dette che avrebbero svelato verità e molte parole urlate che potevano essere taciute.

Ci sono i tuoi occhi che mi danno speranza, mani in attesa da prendere e da stringere forte.

Ci sono canzoni sbagliate e canzoni immortali, anni inutili ed istanti immortali.

Alzati e cammina; ci sono tante emozioni e rare passioni da vivere, prima di potersi fermare.

Vorrei avere vent’anni di meno

Vorrei avere tanti anni di meno per poterti accompagnare nel tuo percorso di crescita e poterti regalare tutto quanto nelle mie capacità. Per poterti sostenere ed aiutarti a trovare la tua strada e a costruire la tua storia. Per poter dare le risposte alle tue domande senza pretendere che siano le tue.

Non per me stesso ma per te vorrei avere vent’anni di meno. Ed avere la forza per sorreggerti se tu ne avessi un giorno bisogno. Non sarei mai invadente ma vorrei poter esserci per alleviare le tue solitudini qualora ti sentissi da solo.

Vorrei avere tanti anni di meno per capirti meglio di quanto oggi posso fare e sussurrarti conforto qualora ne avessi bisogno. Vorrei che tu potessi trovare la mia mano quando nel buio ne cercassi una alla quale appoggiarti.

Vorrei poterti spiegare tutte le cose con le parole giuste senza mai pretendere di ottenere per forza il tuo ascolto. Vorrei avere tanti anni di meno non per me stesso ma per poterci essere qualora tu ne avessi bisogno.

È tempo di partire

È tempo di partire. Non è più possibile stare fermi. E se vuoi venire con me, sono contento. Possiamo pianificare insieme dove andare, quando partire e quando fermarsi.

A stare fermo non respiro più. Come gli squali che se stanno fermi muoiono. Ho bisogno di partire e di viaggiare. Tutto ciò che mi trattiene è catena. E tu non vuoi essere catena perché, se così fosse, dovrei fuggire da te.

Non voglio accumulare ricchezze, non voglio accumulare potere, ne’ case ne’ terreni. Ho solo bisogno di essere libero di partire, anche insieme a te, se vorrai condividere il viaggio.

Non

Mi è necessario conoscere la meta ne’ andare lontano. Voglio solo partire. Ringrazio Dio se me lo permetterà. Ringrazio Dio se vorrai venire con me. Ma non chiedermi di fermarmi o di restare fermo. Sono come uno squalo che muore se costretto a rimanere fermo.