Cambio tutto anzi no.

Anche questo periodo di vacanza sta passando velocemente. E subito dopo io tornerò alla vita di tutti i giorni. E passeranno gli anni e tutti gli anni le vacanze di Natale. E così passerà la mia vita.

Ed ogni Natale penso che qualcosa vorrei e dovrei cambiarla: da anno nuovo farò, dirò, non farò più…..è il mio pensiero. Ma poi tutto o quasi procede in continuità. Forse perché sto bene così. O forse perché non sono capace di cambiare alcuna cosa. Non voglio pensare, anzi sono sicuro, che non cambio nulla perché non c’è la possibilità di farlo.

Ma anche quest’anno il mio proposito è quello comune e banale di tutti gli anni: qualcosa deve cambiare. Per migliorare e utilizzare meglio il tempo che passa.

Ma forse il senso della vita non è necessariamente nel cambiare ma almeno nel desiderio di farlo. Lo slancio che porterebbe a cambiare, aiuta ad andare avanti, a tendere a qualcosa di meglio e sicuramente limita almeno il rischio di lasciarsi andare.

Ed ora anche la pandemia che soffia contro ogni spinta al cambiamento personale ed anzi porta a sperare che si possa mantenere quanto si ha.

Ma quest’anno qualcosa cambierò. O forse no.

La lettera del professor Carmina

Mi sono commosso nel leggere la lettera del professor Carmina, che per questo voglio pubblicare, scomparso per un incidente in Sicilia. Non sono stato un suo allievo e oggi vorrei esserlo stato. Un messaggio forte ai giovani, ma non solo per loro. Per tutti noi. Una lettera dalla quale emerge la passione civile e la voglia di trasmetterla. Un commiato dalla scuola che da poche ore si è trasformato purtroppo in un triste commiato dalla vita.

“Ho appena chiuso il registro di classe. Per l’ultima volta. In attesa che la campanella liberatoria li faccia sciamare verso le vacanze, mi ritrovo a guardare i ragazzi che ho davanti. E, come in un fantasioso caleidoscopio, dietro i loro volti ne scorgo altri, tantissimi, centinaia, tutti quelli che ho incrociato in questi ultimi miei 43 anni.

Di parecchi rammento tutto, anche i sorrisi, le battute, i gesti di disappunto, il modo di giustificarsi, di confidarsi, di comunicare gioie e dolori, di altri, molti in verità, solo il viso o il nome. Con alcuni persistono, vivi, rapporti amichevoli, ma il trascorrere del tempo e la lontananza hanno affievolito o interrotto, ahimè, quelli con tantissimi altri.

Sono arrivato al capolinea ed il magone più lancinante sta non tanto nell’essere iscritto di diritto al club degli anziani, quanto nel separarmi da questi ragazzi. A tutti credo aver dato tutto quello che ho potuto, ma credo anche di avere ricevuto di più, molto di più.

Vorrei salutarvi tutti, quelli che incontro per strada, quelli che mi siete amici sui social, e, tramite voi, anche tutti gli altri, tutti, ed abbracciarvi ovunque voi siate.

Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista.

Ho imparato qualcosa da ciascuno di voi, e da tutti la gioia di vivere, la vitalità, il dinamismo, l’entusiasmo, la voglia di lottare.

Gli anni del liceo, per quanto belli, non sempre sono felici né facili, specialmente quando avete dovuto fare i conti con un prof. che certe mattine raggiungeva livelli eccelsi di scontrosità e di asprezza, insomma …. rompeva alla grande. Ma lo faceva di proposito, nel tentativo di spianarvi la strada, evidenziandone ostacoli e difficoltà.

Vi chiedo scusa se qualche volta non ho prestato il giusto ascolto, se non sono riuscito a stabilire la giusta empatia, se ho giudicato solo le apparenze, se ho deluso le aspettative, se ho dato più valore ai risultati e trascurato il percorso ed i progressi, se, in una parola, non sono stato all’altezza delle vostre aspettative e non sono riuscito a farvi percepire che per me siete stati e siete importanti, perché avete costituito la mia seconda famiglia.

Un’ultima raccomandazione, mentre il mio pullman si sta fermando:

usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non “adattatevi”, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente.

Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a cazzeggiare con l’iPhone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi (rammentate il coniglio del mondo di sofia?).

Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi.

Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi.

Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui. A voi, buon viaggio”.

Professor Pietro Carmina

Staffetta dell’esistenza

Siamo come gli atleti che partecipano ad una staffetta: la staffetta dell’esistenza. Partecipiamo come singoli concorrenti nel far sì che l’esistenza dell’uomo possa giungere ad un traguardo lontanissimo nel migliore dei modi. I nostri padri ci hanno passato il testimone e noi lo passiamo ai nostri figli. E la nostra corsa dura per la durata della nostra vita, un istante brevissimo di questa staffetta dell’esistenza.

Non ci sono scusanti; ciascuno deve vivere e fare tutto quanto possibile affinché il proprio contributo allo sviluppo dell’umanità sia massimo. Non importa se saremo ricordati o se nessuno si ricorderà di noi. Il nostro valore è legato a quanto riusciamo a contribuire secondo le nostre capacità al miglioramento della vita. Ed il parametro è strettamente ed unicamente legato alle nostre possibilità. Non è detto che chi ha più capacità possa donare più di chi, nei propri limiti, dona tutto se stesso a questa corsa. Un piccolo passo da parte di chi di più non poteva dare è di maggior valore di cento passi di chi ne poteva fare mille. E’ chi non partecipa che non è nel giusto. E’ chi non basa la propria esistenza a far sì che si progredisca globalmente a creare una società giusta ed equilibrata. L’Agenda 2030 va in questa direzione ma non perché ci siamo tutti improvvisamente rendenti ma perché si è capito che è l’unica strada possibile.

Dobbiamo insegnare ai nostri figlio a correre verso una società prima di tutto senza fame, senza guerra, senza sofferenza. Si dovrebbe creare un telegiornale basato sulle notizie del mondo non locali. Ed allora avrebbero priorità le morti dei bambini affamati, dei bambini morti in guerra, delle persone torturate, oppresse, dei vaccini che mancano nei paesi poveri. E tali notizie dovrebbero muovere le coscienze a che non accadano più morti di innocenti, sofferenze dei nostri fratelli, ingiustizie e discriminazioni. Concentriamoci nella nostra corsa sulle cose importanti e non permettiamo a chi non ce le fa vedere e ci detta modelli strettamente consumistici di rendere le nostre esistenze meri passaggi di forme inermi e cieche che non vedono quello che succede, che non agiscono a che l’esistenza continui a correre per migliorare.

Colpevole chi viene lasciato

Non sono rari i casi in cui chi smette di amare non lo dichiara al partner che, ancora innamorato ma intrappolato in una storia ormai privata di amore e di significati positivi nei suoi confronti, viene portato a terminare una storia a dir poco sbiadita, rimasta ormai vuota e spesso piena di sofferenze. Ed è, in questi casi, proprio colui che alla fine viene lasciato e che in apparenza potrebbe sembrare la vittima del finito amore, il vero responsabile della sofferenza oltre che della fine della storia, colui che alla coppia genera e ha generato sofferenze e dolori. Chi non ama più lo deve dire

Ci sono persone che, dopo i primi entusiasmi per una storia nuova (che spesso ancora storia non è ma è solo un possibile inizio di una storia) o anche durante una storia matura che magari non si è sviluppata secondo le proprie aspettative, si accorgono di non trovare nella relazione che stanno vivendo tutto quanto hanno immaginato ed invece di dichiarare con onestà questa triste ma umana e frequente scoperta e condizione di disagio, iniziano a denigrare quotidianamente il compagno o la compagna, a disprezzarne i comportamenti, a sottolinearne ogni possibile debolezza, ad evidenziare ogni fallimento di coppia o del compagno, piccolo o grande che sia, a porsi costantemente in posizioni di antitesi, ad incolparlo di ogni insuccesso, di coppia ed addirittura, proprio.

Ci sono persone che sono bravissime a scaricare le responsabilità delle proprie difficoltà e dei propri limiti su chi è loro accanto. Ci sono persone che non hanno la forza di amare ma pretendono di essere amati; amare, ce lo hanno insegnato e ce lo ricordano ogni giorno, non è mai semplicemente ricevere. Amare è umiltà, è riconoscere i propri limiti e dichiararli, è lavorarci per superarli, è sentire di volersi fare carico dei problemi dell’altro per aiutarlo a risolverli, è essere onesti, trasparenti ed aperti. L’amore inoltre deve essere alimentato, non è gratuito o dovuto, deve essere rigenerato, non è fatto di propositi ma di azioni continue concrete a favore dell’altro e della coppia.

E in tale circostanze, si arriva spesso alla dichiarazione della fine di una storia per iniziativa ma non certo per colpa, proprio di quel compagno che è stato denigrato, incolpato e spesso umiliato. Di quella persona che per stanchezza si sottrae, a prescindere dal proprio sentimento che probabilmente è scemato perché è stato logorato a lungo, dalla persona che da tempo non lo ama.

Allora, per non arrivare a questa inutile e triste sofferenza, ci vuole, da parte di chi non ama il compagno o la compagna, la forza e l’onestà di dichiarare il “mancato amore”. E nel contempo parimenti occorre, a prescindere dai proprio sentimenti, la forza e l’onestà di chi riceve tale dichiarazione, di rispettarla senza rancore ed anzi di accettarla con gratitudine per l’onestà dimostrata dal partner. Nessuna fine di una storia giustifica violenza né psicologica né tanto meno fisica.

Per amore si lascia andar via il compagno che non si trova più a suo agio nella relazione di coppia.

Tutte le storie dovrebbero finire per iniziativa onesta di chi si accorge e sente di non amare il compagno. Una relazione è tanto complessa, nell’inizio, nella gestione, nella fine.

“La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”

La felicità….la inseguiamo, è una proiezione. E’ per noi lo stato esistenziale che ci permette di stare bene con noi stessi e quindi con gli altri; la idealizziamo come qualcosa da raggiungere. Raramente, forse mai, individuiamo il nostro stato attuale come felicità, non ne parliamo come uno stato raggiunto ma come stato a cui tendere.

Le complessità della vita, che spesso esasperiamo per incapacità di valutazione, ci portano a pensare che la felicità non sia lo stato attuale e che sia ancora da conquistare. Ma come va raggiunta? Marco Aurelio indica una strada: “la felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”. Non è pertanto dipendente dalle condizioni esterne, dalle cose che riesco ad ammassare, da quanto sono ricco o da quanto ho successo ma dipende solo dalla qualità dei miei pensieri.

E se riconosciamo valido tale percorso, allora ogni alibi ci viene tolto. La felicità diventa qualcosa teoricamente facile da raggiungere. Ma come si costruiscono pensieri di qualità’. Ci aiutano sicuramente le letture, i classici, le frasi come quella di Marco Aurelio. Ci aiuta frequentare persone giuste, di spessore, che possiamo riconoscere facilmente: sono tra le persone felici.

Pensieri di alta qualità sono tutti quelli che ci fanno capire che la nostra vita è breve ed ha tanto più valore quanto la condividiamo con gli altri. Per il solo fatto di esistere, di provare questa esperienza unica e breve, potremmo e dovremmo essere felici. Aiutando il prossimo, anche con piccoli gesti dal prossimo riceviamo la felicità; e se ognuno lo facesse, il mondo sarebbe più giusto e più bello.

Inclusione e valori di oggi

L’inclusione è uno dei valori sui quali la società moderna punta molto; è un valore relativamente nuovo e non comune a tutte le culture ed i pensieri. L’inclusione non è proprio coerente con altri valori della società moderna: società fatta di professionisti e persone che si avvinghiano su linkedin per dichiarare successi e promozioni, nuovi incarichi e target raggiunti, mercati conquistati e vette scalate.

L’inclusione è superare il concetto di diverso e diventare amalgama, coinvolgere nel successo tutte le persone che appartengono ad un progetto, non solo i vertici; condividere le informazioni e le strategie, gli obiettivi e i piani, farli insieme.

Bla bla bla, sulla riduzione delle emissioni, sulla protezione dell’ambiente, sull’inclusione, sulla solidarietà, sull’agenda 2030, ma quanto effettivamente poi agiamo tali valori? Quanto noi come persone, le società di profitto, le istituzioni?

Il rischio che vedo è che diventino slogan dettati da chi ha deciso che se non ne fai dei valori, non ricevi finanziamenti; e ciò non per amore di tali valori ma per limitare ed evitare i rischi che sorgerebbero a fronte di una ricchezza sempre più in mano di pochi, accentrata.

Ebbene a me piacerebbe invece che tali valori fossero nati dalle coscienze di ognuno, sicuro che nelle coscienze di ognuno tali valori ci siano. Abbiamo visto nella storia industriali illuminati che hanno davvero non fatto propri ma espresso nell’esercizio di tutti i giorni tali valori, non li hanno proclamati ma messi in pratica.

Oggi temo e sarei felice di aver torto che tali valori non siano davvero parte della vita di ciascuno, delle aziende e delle istituzioni ma ancora una volta rappresentino elementi necessari per ottenere vantaggi e profitti. Ben vengano anche così, perché sono importanti. Purché vengano e non restino solamente proclami ancor più pericolosi della situazione in cui puramente non si esercitavano.

E se fosse stato ieri?

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri tutto il giorno ho lavorato per accumulare ricchezze. Poi ho desinato e ho dormito. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri ho passato poco tempo con le persone importanti perché ero impegnato. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho avuto modo di stare con mio figlio perché ero lontano. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho letto nulla di ciò che trovo interessante, non ho trovato il tempo per poterlo fare. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

E così da molto tempo.

Sorridere e ridere

Quanto è importante ridere e sorridere! Ed avere accanto chi, tendenzialmente , per sua natura e per convinzione, con onestà sorride alla vita. Che ragione potrebbe esserci per vivere tristemente se batte il cuore e si fa parte dell’esistenza? Passerà in fretta questa vita, molto più in fretta di quanto molti pensino. E di ogni sorriso perso, ci si rammaricherà.

Non ci sono motivi validi per essere costantemente tristi ed abbattuti; la tristezza non rappresenta un’opzione. Chi prova tristezza deve ritrovare e se non ce la fa da solo, essere aiutato, a ritrovare le motivazioni della gioia. Non si può essere tristi a meno di brevi periodi e seri motivi per esserlo. La vita stessa è un motivo di gioia e nulla può offuscare tale condizione.

Ce lo insegnano i bambini a ridere. Non solo perché sono spensierati. Loro ridono e giocano per il solo fatto di esistere ed essere amati. Affrontano i loro problemi (che pure hanno) con spirito di leggerezza ed animo puro. E non è vero che noi, da adulti, non si possa essere altrettanto leggeri nell’affrontare la vita; non per superficialità ma per convinzione, perché l’esistenza è un dono troppo grande per lasciare spazio alle sollecitazioni che ci porterebbero alla tristezza. L’età adulta deve permettere di affrontare tematiche più importanti rispetto a quando si è bambini, ma senza perdere il sorriso alla vita. Ridere per la consapevolezza che per qualche miracolo, per un brevissimo periodo della storia del mondo e dell’universo, noi siamo parte dell’esistenza, e questo è inconfutabile con o senza fede in un Dio.

Ed è proprio ora, in questo istante; non domani né ieri. Intendiamoci, bisogna essere forti per ridere, molto più forti e convinti di chi si lascia abbandonare alla tristezza. E non si può permettere a nessuno di farsi tirare verso il basso; si deve invece tirare verso l’alto, verso la gioia chi non ce la fa da solo, chi è triste. Si ha il diritto di abbandonare tutto e tutti coloro che porterebbero senza reali motivi verso tristezza e rinuncia. Condividendo con loro le proprie gioie. Se poi non si ha la forza per farcela, non si deve comunque permettere a nessuno di essere trascinati nella tristezza.

L’inclusione è per rendere i deboli felici, qualsiasi sia la loro debolezza. La solidarietà è per dare forza e portare gioia, non solo per condividere il dolore.

Incomunicabilita’

Non tutti sono capaci di intrattenere relazioni. A me non risulta facile. Non è immediato trovare qualcuno col quale intrattenersi con piacere, con piacere confrontarsi. Siamo una infinita’ in questo mondo eppure spesso ci sentiamo soli.

Incomunicabilità tra le persone, con le persone, con la compagna, il compagno, con i figli, con i genitori, tra i genitori, con il vicino di casa, con il signore o la signora che passa per strada. Forse anche con noi stessi.

Ci preoccupiamo spesso del contrario, del diritto alla riservatezza, alla privacy, al silenzio, a non essere disturbati e non ci preoccupiamo mai dell’incomunicabilità tra le persone. Fa più rumore il silenzio intorno me di mille voci che mi chiamano e mi cercano.

Serve un maggior rispetto dell’altro, della diversità, una totale consapevolezza che è importante ascoltare e rispettare chi si ha di fronte. L’umiltà è il più grande dono che una persona può aver ricevuto: essere umili e capaci di ascoltare per imparare nella sicurezza che quando parleremo a nostra volta saremo ascoltati.

Ascoltare con attenzione e convinzione di voler cogliere ogni sfumatura di quanto si potrà udire. Ascoltare il dolore altrui, le idee, le gioie. Chiudere le porte a chi non sa o non vuole ascoltare è necessario ma genera dolore perché si perdono delle occasioni.

Riconoscere l’altro nella sua storia, nelle sue forze e nelle sue debolezze. Inclusione vera e non di facciata. Inclusione sostanziale e dimostrabile. Diritto alla gioia e alla vita ancor più che alla privacy ed al silenzio. Oggi la nostra umanità è malata di incomunicabilità ancor più di altro.

Cambiare nell’approccio e avere la capacità di intrattenere rapporti interessandosi dell’altro e rispettandolo, certi che saremo anche noi rispettati ed ascoltati.

Diritto alla comunicazione ancor prima che diritto al silenzio. Questo distinguerebbe una società moderna. Garantire il diritto alla comunicazione condannando chi non è capace di ascoltare.

La notte

La notte potrebbe sembrare non esserci la luce del sole. Ma non è così. Anche la notte è rischiarata dalla luce del sole riflessa dalla luna. È un po’ come quando non sentì tutto il mio amore. Potresti pensare si sia affievolito o addirittura assopito. Ma non è così. Il mio amore è come il sole.

Il mio amore è sempre intenso e forte. Come il sole. È solo che ti sei girata dall’altra parte; un po’ come fa la terra quando non vede direttamente la luce del sole.

Vedi, non è colpa mia ma sei tu che ti sei girata. Devi solo attendere di tornare, come fa la terra ogni giorno. Ed allora risentirai tutto il mio calore.

Se tu fossi un gatto riusciresti a vedere anche di notte. Come fa il mio, che si affaccia alla finestra e guarda fuori. Lui invece il giorno dorme.

La notte è come il giorno; il freddo passerà non appena ti sarai rigirata. Ma non devi aver fretta, anche la notte è unica: godi delle sue stelle che come fiammelle scaldano.

Come un gatto sii curiosa anche la notte senza temere il buio. Anche di notte si impara a vivere. Non ti mancherà mai la mia luce se tu continuerai a girarti. Come la terra, ogni giorno, amore.