La lettera del professor Carmina

Mi sono commosso nel leggere la lettera del professor Carmina, che per questo voglio pubblicare, scomparso per un incidente in Sicilia. Non sono stato un suo allievo e oggi vorrei esserlo stato. Un messaggio forte ai giovani, ma non solo per loro. Per tutti noi. Una lettera dalla quale emerge la passione civile e la voglia di trasmetterla. Un commiato dalla scuola che da poche ore si è trasformato purtroppo in un triste commiato dalla vita.

“Ho appena chiuso il registro di classe. Per l’ultima volta. In attesa che la campanella liberatoria li faccia sciamare verso le vacanze, mi ritrovo a guardare i ragazzi che ho davanti. E, come in un fantasioso caleidoscopio, dietro i loro volti ne scorgo altri, tantissimi, centinaia, tutti quelli che ho incrociato in questi ultimi miei 43 anni.

Di parecchi rammento tutto, anche i sorrisi, le battute, i gesti di disappunto, il modo di giustificarsi, di confidarsi, di comunicare gioie e dolori, di altri, molti in verità, solo il viso o il nome. Con alcuni persistono, vivi, rapporti amichevoli, ma il trascorrere del tempo e la lontananza hanno affievolito o interrotto, ahimè, quelli con tantissimi altri.

Sono arrivato al capolinea ed il magone più lancinante sta non tanto nell’essere iscritto di diritto al club degli anziani, quanto nel separarmi da questi ragazzi. A tutti credo aver dato tutto quello che ho potuto, ma credo anche di avere ricevuto di più, molto di più.

Vorrei salutarvi tutti, quelli che incontro per strada, quelli che mi siete amici sui social, e, tramite voi, anche tutti gli altri, tutti, ed abbracciarvi ovunque voi siate.

Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista.

Ho imparato qualcosa da ciascuno di voi, e da tutti la gioia di vivere, la vitalità, il dinamismo, l’entusiasmo, la voglia di lottare.

Gli anni del liceo, per quanto belli, non sempre sono felici né facili, specialmente quando avete dovuto fare i conti con un prof. che certe mattine raggiungeva livelli eccelsi di scontrosità e di asprezza, insomma …. rompeva alla grande. Ma lo faceva di proposito, nel tentativo di spianarvi la strada, evidenziandone ostacoli e difficoltà.

Vi chiedo scusa se qualche volta non ho prestato il giusto ascolto, se non sono riuscito a stabilire la giusta empatia, se ho giudicato solo le apparenze, se ho deluso le aspettative, se ho dato più valore ai risultati e trascurato il percorso ed i progressi, se, in una parola, non sono stato all’altezza delle vostre aspettative e non sono riuscito a farvi percepire che per me siete stati e siete importanti, perché avete costituito la mia seconda famiglia.

Un’ultima raccomandazione, mentre il mio pullman si sta fermando:

usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non “adattatevi”, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente.

Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati a cazzeggiare con l’iPhone. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi (rammentate il coniglio del mondo di sofia?).

Io ho fatto, o meglio, ho cercato di fare la mia parte, ora tocca a voi.

Le nostre strade si dividono, ma ricordate che avete fatto parte del mio vissuto, della mia storia e, quindi, della mia vita. Per questo, anche ora che siete grandi, per un consiglio, per una delusione, o semplicemente per una risata, un ricordo o un saluto, io ci sono e ci sarò. Sapete dove trovarmi.

Ecco. Il pullman è arrivato. Io mi fermo qui. A voi, buon viaggio”.

Professor Pietro Carmina

“La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”

La felicità….la inseguiamo, è una proiezione. E’ per noi lo stato esistenziale che ci permette di stare bene con noi stessi e quindi con gli altri; la idealizziamo come qualcosa da raggiungere. Raramente, forse mai, individuiamo il nostro stato attuale come felicità, non ne parliamo come uno stato raggiunto ma come stato a cui tendere.

Le complessità della vita, che spesso esasperiamo per incapacità di valutazione, ci portano a pensare che la felicità non sia lo stato attuale e che sia ancora da conquistare. Ma come va raggiunta? Marco Aurelio indica una strada: “la felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”. Non è pertanto dipendente dalle condizioni esterne, dalle cose che riesco ad ammassare, da quanto sono ricco o da quanto ho successo ma dipende solo dalla qualità dei miei pensieri.

E se riconosciamo valido tale percorso, allora ogni alibi ci viene tolto. La felicità diventa qualcosa teoricamente facile da raggiungere. Ma come si costruiscono pensieri di qualità’. Ci aiutano sicuramente le letture, i classici, le frasi come quella di Marco Aurelio. Ci aiuta frequentare persone giuste, di spessore, che possiamo riconoscere facilmente: sono tra le persone felici.

Pensieri di alta qualità sono tutti quelli che ci fanno capire che la nostra vita è breve ed ha tanto più valore quanto la condividiamo con gli altri. Per il solo fatto di esistere, di provare questa esperienza unica e breve, potremmo e dovremmo essere felici. Aiutando il prossimo, anche con piccoli gesti dal prossimo riceviamo la felicità; e se ognuno lo facesse, il mondo sarebbe più giusto e più bello.

E se fosse stato ieri?

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri tutto il giorno ho lavorato per accumulare ricchezze. Poi ho desinato e ho dormito. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri ho passato poco tempo con le persone importanti perché ero impegnato. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho avuto modo di stare con mio figlio perché ero lontano. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho letto nulla di ciò che trovo interessante, non ho trovato il tempo per poterlo fare. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

E così da molto tempo.

Incomunicabilita’

Non tutti sono capaci di intrattenere relazioni. A me non risulta facile. Non è immediato trovare qualcuno col quale intrattenersi con piacere, con piacere confrontarsi. Siamo una infinita’ in questo mondo eppure spesso ci sentiamo soli.

Incomunicabilità tra le persone, con le persone, con la compagna, il compagno, con i figli, con i genitori, tra i genitori, con il vicino di casa, con il signore o la signora che passa per strada. Forse anche con noi stessi.

Ci preoccupiamo spesso del contrario, del diritto alla riservatezza, alla privacy, al silenzio, a non essere disturbati e non ci preoccupiamo mai dell’incomunicabilità tra le persone. Fa più rumore il silenzio intorno me di mille voci che mi chiamano e mi cercano.

Serve un maggior rispetto dell’altro, della diversità, una totale consapevolezza che è importante ascoltare e rispettare chi si ha di fronte. L’umiltà è il più grande dono che una persona può aver ricevuto: essere umili e capaci di ascoltare per imparare nella sicurezza che quando parleremo a nostra volta saremo ascoltati.

Ascoltare con attenzione e convinzione di voler cogliere ogni sfumatura di quanto si potrà udire. Ascoltare il dolore altrui, le idee, le gioie. Chiudere le porte a chi non sa o non vuole ascoltare è necessario ma genera dolore perché si perdono delle occasioni.

Riconoscere l’altro nella sua storia, nelle sue forze e nelle sue debolezze. Inclusione vera e non di facciata. Inclusione sostanziale e dimostrabile. Diritto alla gioia e alla vita ancor più che alla privacy ed al silenzio. Oggi la nostra umanità è malata di incomunicabilità ancor più di altro.

Cambiare nell’approccio e avere la capacità di intrattenere rapporti interessandosi dell’altro e rispettandolo, certi che saremo anche noi rispettati ed ascoltati.

Diritto alla comunicazione ancor prima che diritto al silenzio. Questo distinguerebbe una società moderna. Garantire il diritto alla comunicazione condannando chi non è capace di ascoltare.

Rigenerare

Ogni cosa che non si alimenta, decade. Non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza senza alimentazione. L’amicizia che non viene alimentata è destinata ad appassire come i fiori quando non sono annaffiati.

L’amore non ha alcun destino favorevole se non viene reinventato e rigenerato di continuo. Ogni tipo di relazione necessita di essere rigenerata ed alimentata.

Mani aperte come il cuore generano i rapporti. I pugni chiusi portano solitudini. E di solitudine si soffre. Gli abbracci sinceri generano calore, le strette di mano forti portano fiducia. E non si deve mai rinunciare a ritrovarsi, a incontrarsi di nuovo magari su strade diverse per poi percorrerle insieme.

Non portare rancore a nessuno: il rancore genera distanza. Tendere la mano ed ascoltare. Rigenerare se stessi ed i rapporti. Avere speranza e fiducia nelle relazioni.

Abbracciare le differenze e le culture. Includere chi è debole. Essere solidali e giusti. E quando si hanno dubbi, rigenerare la fiducia e ripartire.

Da lontano

Da lontano è la nostalgia il sentimento più forte. Da lontano è il ricordo la traiettoria. Da lontano sono le assenze che riempiono i vuoti.

Da lontano mancano gli odori ed i rumori di casa. Da lontano manca il suono delle campane. Da lontano manca il guardarsi negli occhi.

Ma perché si è costretti alle lontananze? È questo il risultato delle ricchezze e dei tempi moderni? La lontananza dai luoghi e dagli affetti?

“Siete fortunati oggi, potete viaggiare, girare il mondo”. Ma quale il prezzo da pagare? L’essere soli e lontano da tutto e da tutti? Non è più grande l’universo delle relazioni, dello stare con chi si ama, del confrontarsi, del vivere affianco agli amici, di conoscere le strade che si calpestano fin da bambini?

Da lontano si vive in sospensione, in apnea, in pausa. E cosa sarai diventato alla fine del tuo viaggio? Un direttore generale o un amministratore delegato se ti è andata bene o comunque anche un semplice impiegato?

Ma ti sei chiesto piuttosto chi sei e chi saresti stato restando nella noia della tua terra? Risolvi subito questo dubbio per evitare di vivere tutta una vita da lontano, da lontano soprattutto a te stesso.

Ci sono

Ci sono tante faville di fuoco sotto la cenere spenta da poter cercare.

Ci sono troppe finestre chiuse da tempo, da dovere riaprire.

Ci sono ricordi nascosti nelle stanze buie da illuminare.

Ci sono uccelli con le ali tarpate che potrebbero certamente volare.

Ci sono storie d’amore eterne che dovrebbero finire e storie mai nate che erano degne di essere vissute.

Ci sono parole non dette che avrebbero svelato verità e molte parole urlate che potevano essere taciute.

Ci sono i tuoi occhi che mi danno speranza, mani in attesa da prendere e da stringere forte.

Ci sono canzoni sbagliate e canzoni immortali, anni inutili ed istanti immortali.

Alzati e cammina; ci sono tante emozioni e rare passioni da vivere, prima di potersi fermare.

Che non sia quello il giorno

Invecchiare è un processo naturale, relativamente lento. Ma inesorabile. La vita esprime tenerezza in un bambino che nasce: dolcezza dei suoi lineamenti, nella sua voce, negli sguardi, persino nel suo pianto. La vita nasce lieve, sussurrando, curiosa e piena di speranza. Regala raggi di sole, albe e tramonti indimenticabili. Poi la vita col tempo regala altre emozioni importanti e fa scoprire sentimenti nuovi, come l’amore, l’amicizia, lo sconforto, la solitudine, la compassione, la rinascita, la fede, la fiducia.

E l’amore regala poi l’emozione dei baci, della passione, i figli. Si accompagnano i figli nella loro crescita e nel contempo si continua a crescere. Poi si scopre, quasi all’improvviso, che i propri genitori, che nella loro vita pochi anni prima di noi hanno percorso la stessa nostra strada, sono ora appesantiti dagli anni vissuti.

E un giorno, guardandosi a uno specchio, ci si scopre diversi, con i segni chiari del tempo che anche sui nostri corpi è passato ed ha lasciato le sue impronte.

E così la forza del peso del tempo passato piega le forze e rende ciascuno nuovamente lento, come quando si era infanti.

Che non sia quello il momento in cui ci si accorge che ogni giorno è importante e che va vissuto appieno. Che questa consapevolezza arrivi fin da giovani così da vivere ogni istante con gioia ed entusiasmo lungo la propria strada e non altre e non avere rimpianti il giorno in cui ci si rende conto di essere invecchiati.

Comprensione

Nel relazionarsi quotidiano è sotto la nostra responsabilità ed il nostro completo controllo, il garantire agli altri l’ascolto e la comprensione degli stati d’animo, delle debolezze, dei dubbi, delle paure, dei timori. Ascoltare per comprendere.

La solitudine nell’epoca in cui viviamo, è una delle principali cause della nostra sofferenza. Viviamo spesso lontani dai nostri genitori che intanto invecchiamo in solitudine, lontani dai nostri fratelli, dalle nostre sorelle, dai nostri parenti, dai nostri territori, dalle nostre tradizioni e dai nostri amici di infanzia. Viviamo isolati. Per inseguire un lavoro che ci soddisfi ci siamo trasferiti ed abbiamo rinunciato a legami ed affetti, limitandoci a preservare, laddove possibile, il rapporto con il consorte e i figli.

Non solo noi siamo isolati ma ancor di più lo sono i nostri figli che vivono lontani dai nonni, dagli zii, dai cugini e dai nipoti e che si trovano in un territorio che non gli garantisce tradizioni e radici. Ed allora sovviene spesso la solitudine, la carenza di relazioni affettive e ci sentiamo soli; non abbiamo con chi confidarsi, con chi parlare, non abbiamo chi ci cerca, non abbiamo un rifugio dove andare. Trovare qualcuno che sia sinceramente aperto ad ascoltare, a confidarsi, a comprendere diventa prezioso.

Così come noi apprezziamo chi ci ascolta e ci comprende, gli altri apprezzeranno la nostra propensione all’ascolto ed alla comprensione. Probabilmente non avremo risposte da dare né soluzioni per risolvere dubbi e problemi altrui ma già nell’ascolto e nello sforzarsi a comprendere, avremo avuto modo di partecipare, condividere e probabilmente avremo contribuito a dare sollievo. A volte non siamo ben disposti a farlo, a volte per non perdere i nostri privilegi poniamo già in fase di ascolto delle barriere per proteggerci. Può essere scomodo ascoltare e comprendere le esigenze altrui. Per capire gli altri è necessario ascoltarli con attenzione, confrontarsi, comprenderli. Oggi c’è chi muore di silenzio. E non ci accorgiamo che con loro muore ogni giorno anche una parte della nostra dignità di uomo.

Ed allora molto, moltissimo possiamo fare ogni giorno nel rompere il silenzio esistenziale che avvolge e deprime le persone attorno a noi avendo un sincero atteggiamento e non solo, di ascolto e comprensione.