“La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”

La felicità….la inseguiamo, è una proiezione. E’ per noi lo stato esistenziale che ci permette di stare bene con noi stessi e quindi con gli altri; la idealizziamo come qualcosa da raggiungere. Raramente, forse mai, individuiamo il nostro stato attuale come felicità, non ne parliamo come uno stato raggiunto ma come stato a cui tendere.

Le complessità della vita, che spesso esasperiamo per incapacità di valutazione, ci portano a pensare che la felicità non sia lo stato attuale e che sia ancora da conquistare. Ma come va raggiunta? Marco Aurelio indica una strada: “la felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”. Non è pertanto dipendente dalle condizioni esterne, dalle cose che riesco ad ammassare, da quanto sono ricco o da quanto ho successo ma dipende solo dalla qualità dei miei pensieri.

E se riconosciamo valido tale percorso, allora ogni alibi ci viene tolto. La felicità diventa qualcosa teoricamente facile da raggiungere. Ma come si costruiscono pensieri di qualità’. Ci aiutano sicuramente le letture, i classici, le frasi come quella di Marco Aurelio. Ci aiuta frequentare persone giuste, di spessore, che possiamo riconoscere facilmente: sono tra le persone felici.

Pensieri di alta qualità sono tutti quelli che ci fanno capire che la nostra vita è breve ed ha tanto più valore quanto la condividiamo con gli altri. Per il solo fatto di esistere, di provare questa esperienza unica e breve, potremmo e dovremmo essere felici. Aiutando il prossimo, anche con piccoli gesti dal prossimo riceviamo la felicità; e se ognuno lo facesse, il mondo sarebbe più giusto e più bello.

Inclusione e valori di oggi

L’inclusione è uno dei valori sui quali la società moderna punta molto; è un valore relativamente nuovo e non comune a tutte le culture ed i pensieri. L’inclusione non è proprio coerente con altri valori della società moderna: società fatta di professionisti e persone che si avvinghiano su linkedin per dichiarare successi e promozioni, nuovi incarichi e target raggiunti, mercati conquistati e vette scalate.

L’inclusione è superare il concetto di diverso e diventare amalgama, coinvolgere nel successo tutte le persone che appartengono ad un progetto, non solo i vertici; condividere le informazioni e le strategie, gli obiettivi e i piani, farli insieme.

Bla bla bla, sulla riduzione delle emissioni, sulla protezione dell’ambiente, sull’inclusione, sulla solidarietà, sull’agenda 2030, ma quanto effettivamente poi agiamo tali valori? Quanto noi come persone, le società di profitto, le istituzioni?

Il rischio che vedo è che diventino slogan dettati da chi ha deciso che se non ne fai dei valori, non ricevi finanziamenti; e ciò non per amore di tali valori ma per limitare ed evitare i rischi che sorgerebbero a fronte di una ricchezza sempre più in mano di pochi, accentrata.

Ebbene a me piacerebbe invece che tali valori fossero nati dalle coscienze di ognuno, sicuro che nelle coscienze di ognuno tali valori ci siano. Abbiamo visto nella storia industriali illuminati che hanno davvero non fatto propri ma espresso nell’esercizio di tutti i giorni tali valori, non li hanno proclamati ma messi in pratica.

Oggi temo e sarei felice di aver torto che tali valori non siano davvero parte della vita di ciascuno, delle aziende e delle istituzioni ma ancora una volta rappresentino elementi necessari per ottenere vantaggi e profitti. Ben vengano anche così, perché sono importanti. Purché vengano e non restino solamente proclami ancor più pericolosi della situazione in cui puramente non si esercitavano.

E se fosse stato ieri?

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri tutto il giorno ho lavorato per accumulare ricchezze. Poi ho desinato e ho dormito. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri ho passato poco tempo con le persone importanti perché ero impegnato. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho avuto modo di stare con mio figlio perché ero lontano. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

Ieri non ho letto nulla di ciò che trovo interessante, non ho trovato il tempo per poterlo fare. E così da molto tempo.

E se fosse stato ieri l’ultimo giorno di luce nei miei occhi?

E così da molto tempo.

Routine

E’ come un buco nero. Non te ne accorgi ma ti inghiotte. Ruba ogni tuo istante, ogni ora, giorni ed anni. E non riesci ad uscirne perché neanche ti accorgi che ti sta avvinghiando. E nel frattempo ti spinge verso il basso, così che tu non veda più luce e ti assopisca in un sonno profondo. E’ nemica di ogni emozione e sensazione nuova; ama invece la noia e l’abbandono al tempo che passa, il lento passare inutile del tempo e il cielo grigio. Oscura la luce del sole e ne raffredda il calore.

Afferra i giovani e con loro lotta. Poi, quando ha avuto la meglio, lascia sopravvivere gli uomini in quel torpore che li avvolge. E se qualcuno si avvicina per risvegliare l’ignaro dormiente, interviene per scacciarlo, raccontando alla vittima ignara che sarebbe pericoloso farsi risvegliare perché tale risveglio lo porterebbe a vivere pericolosamente nuove avventura su nuovi percorsi ignoti e pieni di incertezza. Routine: circolo vizioso e viziato, rumore percussivo periodico e senza tregua, respiro affannoso ma costante e senza tregua.

E se poi provi un momento ad uscirne, grandi correnti e venti forti ti spazzano il viso e te lo gelano, ti spezzano le gambe e ti tagliano la testa. Oppure se hai coraggio ti accorgerai che quelle correnti forti finiscono col scaldarti il cuore e possono farlo tornare a pulsare. Se solo riuscissi a vederla e combatterla con forza avresti la possibilità di sconfiggerla e renderla impotente la routine. Avrebbe un uomo in meno tra le sue vittime.

Routine, dolce morte dei sentimenti e delle sensazioni, delle emozioni e della vita vera. Alzati e combattila in ogni giorno, in ogni istante della tua vita con coraggio e forza.

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Rigenerare

Ogni cosa che non si alimenta, decade. Non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza senza alimentazione. L’amicizia che non viene alimentata è destinata ad appassire come i fiori quando non sono annaffiati.

L’amore non ha alcun destino favorevole se non viene reinventato e rigenerato di continuo. Ogni tipo di relazione necessita di essere rigenerata ed alimentata.

Mani aperte come il cuore generano i rapporti. I pugni chiusi portano solitudini. E di solitudine si soffre. Gli abbracci sinceri generano calore, le strette di mano forti portano fiducia. E non si deve mai rinunciare a ritrovarsi, a incontrarsi di nuovo magari su strade diverse per poi percorrerle insieme.

Non portare rancore a nessuno: il rancore genera distanza. Tendere la mano ed ascoltare. Rigenerare se stessi ed i rapporti. Avere speranza e fiducia nelle relazioni.

Abbracciare le differenze e le culture. Includere chi è debole. Essere solidali e giusti. E quando si hanno dubbi, rigenerare la fiducia e ripartire.

Da lontano

Da lontano è la nostalgia il sentimento più forte. Da lontano è il ricordo la traiettoria. Da lontano sono le assenze che riempiono i vuoti.

Da lontano mancano gli odori ed i rumori di casa. Da lontano manca il suono delle campane. Da lontano manca il guardarsi negli occhi.

Ma perché si è costretti alle lontananze? È questo il risultato delle ricchezze e dei tempi moderni? La lontananza dai luoghi e dagli affetti?

“Siete fortunati oggi, potete viaggiare, girare il mondo”. Ma quale il prezzo da pagare? L’essere soli e lontano da tutto e da tutti? Non è più grande l’universo delle relazioni, dello stare con chi si ama, del confrontarsi, del vivere affianco agli amici, di conoscere le strade che si calpestano fin da bambini?

Da lontano si vive in sospensione, in apnea, in pausa. E cosa sarai diventato alla fine del tuo viaggio? Un direttore generale o un amministratore delegato se ti è andata bene o comunque anche un semplice impiegato?

Ma ti sei chiesto piuttosto chi sei e chi saresti stato restando nella noia della tua terra? Risolvi subito questo dubbio per evitare di vivere tutta una vita da lontano, da lontano soprattutto a te stesso.

Ci sono

Ci sono tante faville di fuoco sotto la cenere spenta da poter cercare.

Ci sono troppe finestre chiuse da tempo, da dovere riaprire.

Ci sono ricordi nascosti nelle stanze buie da illuminare.

Ci sono uccelli con le ali tarpate che potrebbero certamente volare.

Ci sono storie d’amore eterne che dovrebbero finire e storie mai nate che erano degne di essere vissute.

Ci sono parole non dette che avrebbero svelato verità e molte parole urlate che potevano essere taciute.

Ci sono i tuoi occhi che mi danno speranza, mani in attesa da prendere e da stringere forte.

Ci sono canzoni sbagliate e canzoni immortali, anni inutili ed istanti immortali.

Alzati e cammina; ci sono tante emozioni e rare passioni da vivere, prima di potersi fermare.

Il suono delle nostre campane

È indiscutibile che il suono delle campane del proprio campanile sia unico e non se ne trovi un altro uguale nell’intero universo. Ognuno ha un proprio campanile, anche a volte senza esserne consapevole. Il proprio campanile può essere quello del proprio paese, del proprio quartiere, della propria chiesa, della propria parrocchia, quello da cui giunge il suono delle campane che sentiamo frequentemente.

Ognuno ne ha uno di campanile, sia esso cristiano, mussulmano, non credente, Non c’è campanile al mondo che col suono delle proprie campane generi lo stesso calore che il proprio campanile genera col suo suonare, che col suono delle campane desti le stesse emozioni. Possono passare anni senza sentirle, le proprie campane, ma quando si ha di nuovo l’occasione di risentirle, si riconoscono e ci si sente nuovamente a casa.

E quando si vive lontano dal proprio campanile, dalle proprie campane, si vive male, ci si sente incompleti. Frustrati per il distacco. Si rimane sospesi e assenti. Ad ascoltare il silenzio, l’assenza, il vuoto.

Ogni rapporto che nasce e vive sotto l’ombra del proprio campanile, ha una profondità maggiore rispetto a tutti gli altri. E nel tempo rimane indelebile sia esso un rapporto d’amore, di amicizia o anche di dissidio.

Non è un sistema giusto quello che obbliga al distacco, alla lontananza, alla rinuncia. Partire deve poter essere una scelta non deve essere un obbligo. La lontananza genera povertà nei rapporti, nelle relazioni. Sensazioni di incompletezza esistenziale.

Che nessuno ci obblighi ad allontanarci dal nostro campanile, che si dia a tutti la possibilità di rimanere e di sentire ogni giorno il suono delle proprie campane. Apprezzo i ragazzi che decidono di rimanere che si danno da fare per poter rimanere. Sono quelli che ogni mattina potranno continuare a sentire il suono delle proprie campane e a sincronizzare il battito del proprio cuore con quel suono.

Come trascorreremo l’estate del 2021?

L’incertezza dovuta alla pandemia, al nuovo aumento dei contagi, ai dubbi circa l’effettiva efficacia dei vaccini domina questi giorni e molti tra noi non sanno ancora come trascorreranno i giorni di ferie estivi. Incertezza che ha portato a non prenotare una vacanza, e, a chi l’ha prenotata, porta la tentazione di disdirla.

Ma possiamo trasformare questa fase storica in un’occasione per poter riprendersi un po’ della propria intimità, per ricercarsi e ritrovarsi, per leggere un libro con più calma e non sentirsi costretti a correre, ad inseguire, a fare, a raggiungere, a divertirsi? Probabilmente sì. Possiamo trasformare in opportunità questo momento che mai nessuno avrebbe voluto vivere.

Trascorrere il proprio tempo libero dedicandosi a sé stessi, dopo un anno di lavoro e ristrettezze, può sembrare essere sottotono, una perdita di tempo; eppure la possibilità che ci porta questa stranissima situazione di dedicarsi a sé stessi è evidente e chiara.

Allora quest’estate, durante le nostre ferie, rallentiamo, leggiamo un libro, curiamo la nostra casa, curiamo il nostro corpo, la nostra famiglia, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri affetti. Riordiniamo i nostri spazi interiori e fisici. Ritroviamo il piacere di fare una barba col sapone e col rasoio a mano piuttosto che con il rasoio elettrico, ritroviamo il piacere di una colazione che non sia un rapido caffè, soffermiamoci a parlare con gli altri con più calma, dedicando la giusta attenzione al colloquio, all’ascolto, al rapporto con gli altri.

Ci sarà tempo di ripartire per visitare luoghi e civiltà, tempo per viaggiare nuovamente in paesi stranieri, tempo per divertirsi a per ballare nelle discoteche, tempo per stare nei pub fino a tardi. Impieghiamo invece questo tempo che non possiamo vivere in piena libertà, per imparare meglio a conoscere noi stessi, per imparare a costruire con attenzione il nostro futuro, magari rivalutando i nostri valori guida ed i nostri effettivi desideri.

Questo silenzio ci può permettere di sottrarci dalle urla del consumismo e delle feste per forza.

Curiamo le nostre passioni, i nostri affetti, la nostra casa. Rallentiamo in questi giorni e cerchiamo la serenità apprezzando tutto ciò che abbiamo e spesso non riusciamo a vedere.