Incomunicabilita’

Non tutti sono capaci di intrattenere relazioni. A me non risulta facile. Non è immediato trovare qualcuno col quale intrattenersi con piacere, con piacere confrontarsi. Siamo una infinita’ in questo mondo eppure spesso ci sentiamo soli.

Incomunicabilità tra le persone, con le persone, con la compagna, il compagno, con i figli, con i genitori, tra i genitori, con il vicino di casa, con il signore o la signora che passa per strada. Forse anche con noi stessi.

Ci preoccupiamo spesso del contrario, del diritto alla riservatezza, alla privacy, al silenzio, a non essere disturbati e non ci preoccupiamo mai dell’incomunicabilità tra le persone. Fa più rumore il silenzio intorno me di mille voci che mi chiamano e mi cercano.

Serve un maggior rispetto dell’altro, della diversità, una totale consapevolezza che è importante ascoltare e rispettare chi si ha di fronte. L’umiltà è il più grande dono che una persona può aver ricevuto: essere umili e capaci di ascoltare per imparare nella sicurezza che quando parleremo a nostra volta saremo ascoltati.

Ascoltare con attenzione e convinzione di voler cogliere ogni sfumatura di quanto si potrà udire. Ascoltare il dolore altrui, le idee, le gioie. Chiudere le porte a chi non sa o non vuole ascoltare è necessario ma genera dolore perché si perdono delle occasioni.

Riconoscere l’altro nella sua storia, nelle sue forze e nelle sue debolezze. Inclusione vera e non di facciata. Inclusione sostanziale e dimostrabile. Diritto alla gioia e alla vita ancor più che alla privacy ed al silenzio. Oggi la nostra umanità è malata di incomunicabilità ancor più di altro.

Cambiare nell’approccio e avere la capacità di intrattenere rapporti interessandosi dell’altro e rispettandolo, certi che saremo anche noi rispettati ed ascoltati.

Diritto alla comunicazione ancor prima che diritto al silenzio. Questo distinguerebbe una società moderna. Garantire il diritto alla comunicazione condannando chi non è capace di ascoltare.

Rigenerare

Ogni cosa che non si alimenta, decade. Non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza senza alimentazione. L’amicizia che non viene alimentata è destinata ad appassire come i fiori quando non sono annaffiati.

L’amore non ha alcun destino favorevole se non viene reinventato e rigenerato di continuo. Ogni tipo di relazione necessita di essere rigenerata ed alimentata.

Mani aperte come il cuore generano i rapporti. I pugni chiusi portano solitudini. E di solitudine si soffre. Gli abbracci sinceri generano calore, le strette di mano forti portano fiducia. E non si deve mai rinunciare a ritrovarsi, a incontrarsi di nuovo magari su strade diverse per poi percorrerle insieme.

Non portare rancore a nessuno: il rancore genera distanza. Tendere la mano ed ascoltare. Rigenerare se stessi ed i rapporti. Avere speranza e fiducia nelle relazioni.

Abbracciare le differenze e le culture. Includere chi è debole. Essere solidali e giusti. E quando si hanno dubbi, rigenerare la fiducia e ripartire.

Quando riparti?

“Tornare” presuppone che si sia andati via. L’emigrato è partito, per trovare un lavoro il più delle volte, per amore altre, per cercare fortuna spesso. E quel giorno in cui è partito, lo ricorda bene. Ricorda tutte le sensazioni che gli hanno trafitto il cuore, le angosce, il pianto spesso. E ricorda che quel giorno ha giurato a sé stesso prima di tutto e agli amici che lasciava, che sarebbe tornato.

E quella promessa che venne dal cuore, il più delle volte la rispetta. E torna. Per lui la vita nel suo paese si è fermata quello stesso giorno in cui è partito. Anche la sua stessa vita si è fermata quel giorno ed il tempo trascorso lontano dal suo paese è tempo perso in parte, vissuto quasi in sospensione. E quando l’emigrato torna al suo paese e rivede i suoi amici di infanzia, la domanda che si sente fare subito dopo l’abbraccio del ritorno è: “quando riparti”? Per sapere per quanti giorni la sua vita e quella dei suoi amici, riuniti momentaneamente nel loro paese, potrà di nuovo respirare per poi tornare in apnea fino al prossimo ritorno.

Pandemia

A volte si ha la sensazione che ne siamo quasi fuori, a volte sembra che non ne usciremo mai. E a soffrirne sono in particolare i più giovani perché limitati nella loro socialità, i più anziani perché i più in pericolo.

Da una parte chi è favorevole ai vaccini, dall’altra chi il vaccino non lo vuole fare. Da una parte chi è asintomatico, dall’altra chi soffre o ha finito di soffrire su un letto di ospedale ed ora non c’è più

Molte certezza sono ora messe alla prova, guardi verso il futuro sono ora confusi con prospettive in parte ignote.

Il clima è cambiato: potrebbe esserne responsabile l’uomo ed in particolare l’uomo che ha generato il progresso sinonimo per molti aspetti di inquinamento.

E’ tutto liquido: le solide convinzioni di chiunque diventano irragionevoli se rimangono tali. I presupposti di ogni filosofia sono cambiati e cambiano in continuazione.

Se ne è accorto chi ha definito l’agenda 2030: ed ora tutti in coro ci si dichiara favorevoli all’inclusione, a salvaguardare il clima. Per assurdo il mondo non sarà salvato dai verdi ma dal mondo della finanza che in ritardo si è accorta che i verdi, per lo più sparito, avevano in fondo ragione e che continuare lungo la traiettoria tracciata dal consumismo non è più possibile per la salvezza del pianeta.

Il mio pensiero va soprattutto alle generazioni che vivranno il futuro più di me ed a quelle che verranno. Consegniamo a queste generazioni un pianeta che non abbiamo preservato e che pian piano abbiamo logorato con politiche atte all’arricchimento immediato dei pochi per il corso della loro vita.

Per alcuni aspetti potremmo non essere in tempo ad invertire la rotta, le grandi piogge, le trombe d’aria, il surriscaldamento della terra, lo scioglimento dei ghiacciai sono più che segnali del degrado del nostro pianeta. Ed allora ciascuno è chiamato a fare quel poco che può, che poco forse non è, per invertire la rotta.

Limitiamo il consumo di acqua, di energia, di plastica, piantiamo un albero, confessiamo alle nuove generazioni di aver sbagliato e che loro non possono più sbagliare.

L’importanza di ascoltare

Ascoltare gli altri, come ascoltare sé stessi, è fonte di arricchimento, è un valore imprescindibile per una società inclusiva, intelligente, moderna. L’inclusione, la sostenibilità sono conseguenze dell’ascoltare. Ascoltare gli altri, come ascoltare sé stessi è fonte di arricchimento, è un valore imprescindibile per una società inclusiva, intelligente. I valori che oggi le società, il mondo della finanza, stanno riscoprendo nascono dall’ascolto. L’inclusione, la sostenibilità sono conseguenze dell’ascoltare.

Ascoltare senza preconcetti, con rispetto ed attenzione, le parole. Per accogliere le idee ed i sentimenti che tali parole esprimono. Ascoltare le parole che a noi suggerisce il nostro cuore, ascoltare le nostre sensazioni, ascoltare le parole degli altri, gli stati d’animo, le gioie e le tristezze. 

Ascoltare per includere, per confrontarsi, per arricchirsi, per crescere per scegliere. In ogni parola che giunge a noi, da ovunque giunga, c’è una grande opportunità di crescita. Essere certi che gli altri ci ascoltino e garantire agli altri l’ascolto. 

Abbassare ogni barriera che non permetta di ascoltare con serenità. Ascoltare anche i silenzi che, come le parole, insegnano molto e fanno crescere.

Non tutti sono disponibili all’ascolto, non tutti hanno tale predisposizione. Ma senza ascolto non c’è possibilità di crescita e chi non ascolta, non sa ascoltare, rimane limitato nel recinto stretto del proprio “io”.