Il suono delle nostre campane

È indiscutibile che il suono delle campane del proprio campanile sia unico e non se ne trovi un altro uguale nell’intero universo. Ognuno ha un proprio campanile, anche a volte senza esserne consapevole. Il proprio campanile può essere quello del proprio paese, del proprio quartiere, della propria chiesa, della propria parrocchia, quello da cui giunge il suono delle campane che sentiamo frequentemente.

Ognuno ne ha uno di campanile, sia esso cristiano, mussulmano, non credente, Non c’è campanile al mondo che col suono delle proprie campane generi lo stesso calore che il proprio campanile genera col suo suonare, che col suono delle campane desti le stesse emozioni. Possono passare anni senza sentirle, le proprie campane, ma quando si ha di nuovo l’occasione di risentirle, si riconoscono e ci si sente nuovamente a casa.

E quando si vive lontano dal proprio campanile, dalle proprie campane, si vive male, ci si sente incompleti. Frustrati per il distacco. Si rimane sospesi e assenti. Ad ascoltare il silenzio, l’assenza, il vuoto.

Ogni rapporto che nasce e vive sotto l’ombra del proprio campanile, ha una profondità maggiore rispetto a tutti gli altri. E nel tempo rimane indelebile sia esso un rapporto d’amore, di amicizia o anche di dissidio.

Non è un sistema giusto quello che obbliga al distacco, alla lontananza, alla rinuncia. Partire deve poter essere una scelta non deve essere un obbligo. La lontananza genera povertà nei rapporti, nelle relazioni. Sensazioni di incompletezza esistenziale.

Che nessuno ci obblighi ad allontanarci dal nostro campanile, che si dia a tutti la possibilità di rimanere e di sentire ogni giorno il suono delle proprie campane. Apprezzo i ragazzi che decidono di rimanere che si danno da fare per poter rimanere. Sono quelli che ogni mattina potranno continuare a sentire il suono delle proprie campane e a sincronizzare il battito del proprio cuore con quel suono.

Gli intellettuali

Leggendo un articolo di Pasolini, ho avuto chiaro in un solo istante, come fosse un’illuminazione, che senza gli intellettuali, quelli veri appunto, l’esistenza dell’intera umanità sarebbe stata e sarebbe in pericolo. Non saremmo in grado di immaginare alcune cose, di interpretale, se non ci venissero spiegate da un intellettuale. E la nostra vita sarebbe misera e arida.

Senza gli intellettuali, quelli veri appunto, avremmo rischiato di camminare lungo traiettorie sbagliate senza mai accorgerci degli errori. L’umanità intera avrebbe rischiato e rischierebbe in continuazione di correre verso un baratro, senza speranza di fermarsi in tempo.

Senza gli intellettuali, quelli veri appunto, non ci sarebbe stata alcuna storia dell’evoluzione dell’uomo. La mediocrità dell’intelligenza media, così come della mia, non ci avrebbe portato ad interrogarci sull’esistenza, sulla vita, sulla giustizia, sulla fede, sulle ideologie. Avremmo rischiato di mangiarci l’uno con l’altro.

Tutti sappiano che non è detto che i punti di vista siano gli stessi. Mai lo sono. Almeno una piccola differenza di veduta tra due persone è normale che ci sia. Su qualsiasi argomento. E spesso fronteggiamo chi ha idee diverse con la presunzione di avere ragione e di imporre la nostra idea.

Ogni idea diversa dalle nostre è invece preziosa ed arricchisce la nostra esistenza. Se tutti la pensassero nello stesso modo, non si avrebbe confronto alcuno, nessuno stimolo a rivedere le proprie idee. Ed allora quando troviamo un’idea diversa accogliamola con curiosità e rispetto, come preziosa ed unica grande opportunità mettersi in discussione e di arricchirsi. Potrebbe perfino essere l’idea di un intellettuale ed in qual caso una fonte di salvezza nostra e dell’umanità intera.

Quando riparti?

“Tornare” presuppone che si sia andati via. L’emigrato è partito, per trovare un lavoro il più delle volte, per amore altre, per cercare fortuna spesso. E quel giorno in cui è partito, lo ricorda bene. Ricorda tutte le sensazioni che gli hanno trafitto il cuore, le angosce, il pianto spesso. E ricorda che quel giorno ha giurato a sé stesso prima di tutto e agli amici che lasciava, che sarebbe tornato.

E quella promessa che venne dal cuore, il più delle volte la rispetta. E torna. Per lui la vita nel suo paese si è fermata quello stesso giorno in cui è partito. Anche la sua stessa vita si è fermata quel giorno ed il tempo trascorso lontano dal suo paese è tempo perso in parte, vissuto quasi in sospensione. E quando l’emigrato torna al suo paese e rivede i suoi amici di infanzia, la domanda che si sente fare subito dopo l’abbraccio del ritorno è: “quando riparti”? Per sapere per quanti giorni la sua vita e quella dei suoi amici, riuniti momentaneamente nel loro paese, potrà di nuovo respirare per poi tornare in apnea fino al prossimo ritorno.

La fraternità è un dono

Libertà, Uguaglianza, Fraternità

Tre valori che sono base della società occidentale; tre valori diversi tra loro: Libertà, uguaglianza, fraternità.

Erri De Luca, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino, 12 maggio 2016, nel ricordare Gian Maria Testa dichiara che la fraternità è un dono. La libertà e l’uguaglianza si possono ottenere, conquistare con le rivoluzioni, con lotte e con le guerre, la fraternità no; la fraternità non si può ottenere con una battaglia. Essendo lo scrittore figlio unico, per soddisfare la sua innata voglia e necessità di fraternità, i fratelli se li è andati a “fiutare” in giro, dove ci potevano essere, per poter poggiare sulle loro spalle il suo braccio. E tra le persone elette in fratellanza, appunto Gian Maria Testa.

Sullo stesso tema, Libertà, Uguaglianza, Fraternità, ho ritrovato considerazioni preziose in un libretto di Edgar Morin intitolato “La fraternità perché’?” . Sebbene con alcune differenze, anche Morin scrive che “non è possibile imporre la fraternità tramite la legge”. Inoltre la libertà e l’uguaglianza sono in qualche modo tra loro interagenti e a volte non in direzione costruttiva: “La libertà, soprattutto economica, tende a distruggere l’uguaglianza.” La fraternità è un valore a sé, sebbene siamo abituati a associarla ai valori di libertà e uguaglianza.

La fraternità non si può imporre tramite la legge, non si può raggiungere tramite le guerre, né tramite le rivoluzioni, è un dono. La necessità della fraternità nasce con noi, fin dall’infanzia. Nel rapporto tra il bambino appena nato e la madre già si instaura un primo legame che supera l’io. E tutti noi fin dal primo istante di vita abbiamo necessità di superare l'”io” ed entrare in una dimensione più ampia, quella del “noi”. “L'”io” senza “noi” si atrofizza nell’egoismo e sprofonda nella solitudine” dice bene Morin nel suo lavoro.

“Mutuo appoggio, cooperazione, associazione, unione sono componenti inerenti alla fraternità umana”. Ma la fraternità è messa in pericolo costantemente da potenzialità rivalutare e pertanto “la fraternità deve rigenerarsi senza posa, giacché senza posa essa è minacciata dalla rivalità” Anche Edgar Morin come Erri De Luca è figlio unico ed anche Morin come De Luca hanno sentito la necessità di fraternità e l’ha trovata “annusando il mondo” cercando e trovando tanti fratelli accumunati da un bisogno o da una passione. “Il figlio unico” ha trovato i suoi fratelli nell’avventura”. Ed ancora Morin “come non ho mai potuto vivere senza amore, non ho mai potuto vivere senza fraternità e neppure continuare a vivere senza amore né fraternità”. E la fraternità non è necessariamente durevole e rara. Ci possono essere “momenti provvisori di fraternità vissuti nella gioia di una viaggio, di una vittoria calcistica, di una manifestazione di strada…fraternità provvisorie dovute all’incontro, al caso alla comunione, all’adesione entusiasta, a dei non so ché in cui due esseri si riconoscono più che compagni e sono momenti solari che riscaldano le nostre vite lungo il loro cammino”.

Ed un fratello, quello non generato dalla stessa madre ma quello trovato in giro nell’universo, lo si elegge tale perché ha le proprie stesse passioni, perché sta in quel momento sullo stesso percorso, o perché ha la stessa necessità o una storia simile alla propria, in ogni caso qualcosa di estremamente importante che lo accomuna a noi.