Rigenerare

Ogni cosa che non si alimenta, decade. Non c’è possibilità alcuna di sopravvivenza senza alimentazione. L’amicizia che non viene alimentata è destinata ad appassire come i fiori quando non sono annaffiati.

L’amore non ha alcun destino favorevole se non viene reinventato e rigenerato di continuo. Ogni tipo di relazione necessita di essere rigenerata ed alimentata.

Mani aperte come il cuore generano i rapporti. I pugni chiusi portano solitudini. E di solitudine si soffre. Gli abbracci sinceri generano calore, le strette di mano forti portano fiducia. E non si deve mai rinunciare a ritrovarsi, a incontrarsi di nuovo magari su strade diverse per poi percorrerle insieme.

Non portare rancore a nessuno: il rancore genera distanza. Tendere la mano ed ascoltare. Rigenerare se stessi ed i rapporti. Avere speranza e fiducia nelle relazioni.

Abbracciare le differenze e le culture. Includere chi è debole. Essere solidali e giusti. E quando si hanno dubbi, rigenerare la fiducia e ripartire.

Da lontano

Da lontano è la nostalgia il sentimento più forte. Da lontano è il ricordo la traiettoria. Da lontano sono le assenze che riempiono i vuoti.

Da lontano mancano gli odori ed i rumori di casa. Da lontano manca il suono delle campane. Da lontano manca il guardarsi negli occhi.

Ma perché si è costretti alle lontananze? È questo il risultato delle ricchezze e dei tempi moderni? La lontananza dai luoghi e dagli affetti?

“Siete fortunati oggi, potete viaggiare, girare il mondo”. Ma quale il prezzo da pagare? L’essere soli e lontano da tutto e da tutti? Non è più grande l’universo delle relazioni, dello stare con chi si ama, del confrontarsi, del vivere affianco agli amici, di conoscere le strade che si calpestano fin da bambini?

Da lontano si vive in sospensione, in apnea, in pausa. E cosa sarai diventato alla fine del tuo viaggio? Un direttore generale o un amministratore delegato se ti è andata bene o comunque anche un semplice impiegato?

Ma ti sei chiesto piuttosto chi sei e chi saresti stato restando nella noia della tua terra? Risolvi subito questo dubbio per evitare di vivere tutta una vita da lontano, da lontano soprattutto a te stesso.

Il suono delle nostre campane

È indiscutibile che il suono delle campane del proprio campanile sia unico e non se ne trovi un altro uguale nell’intero universo. Ognuno ha un proprio campanile, anche a volte senza esserne consapevole. Il proprio campanile può essere quello del proprio paese, del proprio quartiere, della propria chiesa, della propria parrocchia, quello da cui giunge il suono delle campane che sentiamo frequentemente.

Ognuno ne ha uno di campanile, sia esso cristiano, mussulmano, non credente, Non c’è campanile al mondo che col suono delle proprie campane generi lo stesso calore che il proprio campanile genera col suo suonare, che col suono delle campane desti le stesse emozioni. Possono passare anni senza sentirle, le proprie campane, ma quando si ha di nuovo l’occasione di risentirle, si riconoscono e ci si sente nuovamente a casa.

E quando si vive lontano dal proprio campanile, dalle proprie campane, si vive male, ci si sente incompleti. Frustrati per il distacco. Si rimane sospesi e assenti. Ad ascoltare il silenzio, l’assenza, il vuoto.

Ogni rapporto che nasce e vive sotto l’ombra del proprio campanile, ha una profondità maggiore rispetto a tutti gli altri. E nel tempo rimane indelebile sia esso un rapporto d’amore, di amicizia o anche di dissidio.

Non è un sistema giusto quello che obbliga al distacco, alla lontananza, alla rinuncia. Partire deve poter essere una scelta non deve essere un obbligo. La lontananza genera povertà nei rapporti, nelle relazioni. Sensazioni di incompletezza esistenziale.

Che nessuno ci obblighi ad allontanarci dal nostro campanile, che si dia a tutti la possibilità di rimanere e di sentire ogni giorno il suono delle proprie campane. Apprezzo i ragazzi che decidono di rimanere che si danno da fare per poter rimanere. Sono quelli che ogni mattina potranno continuare a sentire il suono delle proprie campane e a sincronizzare il battito del proprio cuore con quel suono.

Quando riparti?

“Tornare” presuppone che si sia andati via. L’emigrato è partito, per trovare un lavoro il più delle volte, per amore altre, per cercare fortuna spesso. E quel giorno in cui è partito, lo ricorda bene. Ricorda tutte le sensazioni che gli hanno trafitto il cuore, le angosce, il pianto spesso. E ricorda che quel giorno ha giurato a sé stesso prima di tutto e agli amici che lasciava, che sarebbe tornato.

E quella promessa che venne dal cuore, il più delle volte la rispetta. E torna. Per lui la vita nel suo paese si è fermata quello stesso giorno in cui è partito. Anche la sua stessa vita si è fermata quel giorno ed il tempo trascorso lontano dal suo paese è tempo perso in parte, vissuto quasi in sospensione. E quando l’emigrato torna al suo paese e rivede i suoi amici di infanzia, la domanda che si sente fare subito dopo l’abbraccio del ritorno è: “quando riparti”? Per sapere per quanti giorni la sua vita e quella dei suoi amici, riuniti momentaneamente nel loro paese, potrà di nuovo respirare per poi tornare in apnea fino al prossimo ritorno.